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Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi

Desidero le più lievi cose perdutamente, come le più grandi. Non ho mai tregua."

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RONALD, TOMAS E IO Roffe ha un buco sulla testa Una cicatrice dieci centimetri sopra l' occhio destro Sembra che se cada e batta in quel punto muoia sul colpo Così mi disse Tomas, e così é andata Ma questo é successo tempo dopo Io ormai non abitavo più lì, e nemmeno Tomas Ma lo ricordo bene, Roffe e quel suo sfintere sopra l' occhio destro 'Caccia fuori i pensieri come fossero scorregge' diceva Tomas, e scoppiavamo a ridere ubriachi. Ci chiedeva sempre qualche moneta E quando ne avevamo gli allungavamo un paio di birre Alcool Questo era il suo problema Questo é diventato il problema di Tomas Io, c'ho sempre girato intorno Vivevamo nel quartiere iraniano Tomas si svegliava alle sei con un incubo di otto ore che lo attendeva al di là della tangenziale Io prendevo il primo autobus diretto in centro per una birra analcolica nel ristorante dei grandi magazzini Poi percorrevo il tratto di strada ghiacciata fino alla biblioteca comunale per i risultati di calcio sul Corriere Della Sera della settimana precedente Evitavo alcuni posti, ne frequentavo altri per non dover giustificare un anno passato sulle spalle di mia madre a collezionare Caballero e a guardare programmi per ragazzi tutto il santo pomeriggio Di tanta gente non ne so più niente La settimana scorsa mi ha telefonato mia madre Mi ha detto 'Senti Mimì, non è ora che torni a casa e ti trovi un lavoro serio, dico io' Lei non lo sa che nel portafogli porto ancora un vecchio calendario Sopra c'é segnata una data 26 dicembre 1986 Quel giorno ho fatto un patto un giuramento con me stesso Non sarei mai più tornato a casa Tutto qui

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Conosco un posto dove gli assassini inseguono le loro prede camminando E le prede sorridono mentre si fermano a guardare le vetrine illuminate E nessuno ama e nessuno ama e nessuno odia abbastanza E quando i loro sguardi si incrociano c'è tenerezza nei loro occhi La gente ha fatto un patto E' quello che aveva promesso di essere E nessuno ama e nessuno ama e nessuno odia abbastanza
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E' una tradizione nell'hotel dove lavoro Il 15 di agosto con i clienti già seduti a tavola per la cena si spengono improvvisamente le luci in sala In cucina il cuoco spalma sul dorso di una porchetta una bottiglia d'alcool A Giampaolo, il figlio del padrone è lasciato il compito di dargli fuoco Poi arriviamo noi, i camerieri Ci carichiamo sulle spalle il pezzo di carne infuocato ed entriamo in sala tra lo stupore e gli applausi dei clienti E' la processione della madonna dei porci Santa madonna maiala proteggimi Sento che qualcosa preme nella mia testa ed esplode come fosse una camera d'aria, ed urlo alle macchie di sugo sulla camicia ai contorni di piselli e carote appiccicati sotto la suola delle scarpe a questo lavorare alla brutto dio Luigi che aggiusta tutto quello che c'è da aggiustare quando si rompe continua a ripetermi seduto su una cassa d'acqua minerale capovolta 'Guarda questa gamba, Mimì è così rigida che potremmo stenderci un'asse sopra e giocarci a carte è diventata così sette anni fa, lavorando nei cantieri di Rozzi quello che ho ricevuto è un abbonamento per le partite dell'Ascoli e un posto da giardiniere nel suo regno di Villa Pigna aveva due pastori tedeschi ''Sei l'unico che riesca a tenerli a bada'' diceva'

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INVERNO '85 Per tutto l'inverno dell'85 ho passato i miei pomeriggi di fronte allo stereo in camera di mio fratello ad ascoltare Wicked Gravity di Jim Carroll Mi muovevo al ritmo della musica immaginando il modo in cui lui poteva muoversi Mi muovevo al ritmo delle chitarre elettriche Tutto quello che avrei voluto era essere lui nell'attimo in cui canta 'Mi sento come il soffitto di una chiesa bombardata' Credo che in quel periodo la mia vita fosse tutta lì LA NOTTE DELL'11 OTTOBRE Improvvisamente stanotte la stanza s'è riempita dei miei amici d'infanzia Ognuno di loro teneva con una mano quello che restava dell'altro braccio amputato fino al gomito Immobili tenevano lo sguardo rivolto verso il soffitto la bocca spalancata Qualcosa in quella scena sembrava accusarmi Sono io la causa di tutto questo? Ho avuto paura e ho cercato numeri di telefono ma le cifre sbiadivano sotto i miei occhi e ogni numero era occupato e ogni numero era sbagliato Nudo ho premuto il mio corpo contro il vetro della finestra affacciata su troppa notte credendo che tutto questo non avrebbe mai avuto fine Bologna la notte dell'11 ottobre FUOCO FATUO La tua casa ha le persiane abbassate e la polvere secca la gola fino a non poter respirare C'ho passato giornate intere alzando pesi di fronte a uno specchio E la notte la notte ho ascoltato il traffico profondo come una sinfonia fa pensare al nostro dentro conquistato e poi sempre squarciato, perduto e questa pelle attaccata alla mia pelle che stanotte dice 'Stringimi, succederà comunque, perchè è questo che ci aspetta' Leo, ti ricordi Fuoco Fatuo? Tutti quegli oggetti, sfere, cubi qualcosa da afferrare, una pallottola alla fine Come i nomi di donna che hai inciso sulle braccia e non hai mai posseduto Nella tua camera ho trovato una rivista di karate Dentro c'è la sequenza di un uomo che uccide un toro a mani nude C'è la carica del toro e il particolare delle corna per terra spezzate Ma manca la foto del contatto tra le corna e la mano Leo, è questo che siamo?
There are no photo albums.

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Le dieci passate osservando il traffico serale Facevo passare da una mano all'altra i gettoni del distributore automatico di bibite Ero l'unico cliente lì dentro Avevo già pagato In cambio avevo ricevuto uno scontrino e i due gettoni 'E' passato un'altra volta. L'hai visto?' Era il più giovane dei due gestori che parlava Era lui che prendeva le ordinazioni 'E' dentro quella Ford metallizzata' 'Resta dentro', disse l'altro Lo sguardo del giovane fissava il tratto di strada delimitato dalla porta di ingresso Non rispose La televisione mandava video Cher oscillava le gambe seduta cavalcioni sopra un cannone di una nave da guerra circondata da marinai che si muovevano al ritmo della musica Il più vecchio si rivolse a me disse qualcosa che ritenne spiritoso e rise della sua battuta rise della sua battuta Si girò verso il forno e fece fare un paio di giri alla pizza Scosse la testa Sembrava avesse ancora qualcosa da dire ma era come se le parole non volessero uscirgli fuori Tornai a osservare il traffico Le auto correvano Si fermavano Riprendevano ad andare Si fermavano Riprendevano ad andare Quando mi voltai di nuovo parlavano a bassa voce Capii che stavano dicendo qualcosa sul mio conto Il vecchio se ne accorse 'E' quasi pronta', disse L'altro posò sul banco una scatola di cartone sul dorso la scritta a caratteri verdi Pizza Express Il vecchio infilò la pizza nel cartone direttamente con la pala Restituii lo scontrino Spinsi i due gettoni nel distributore automatico I barattoli calarono con un rumore sordo Infilai i due barattoli nelle tasche del cappotto e uscii Le auto erano ferme I riflessi delle luci sui vetri non permettevano di distinguere nulla all'interno Aspettai ancora un momento Mi avviai verso casa Erano gli ultimi istanti di quella che da allora in poi avrei chiamato 'la mia vita precedente'

mauro

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momento nel ciclo vitale degli animali a sviluppo indiretto che segna il passaggio da uno stadio giovanile o larva allo stadio adulto, e che quindi comporta cambiamenti di forma e spesso anche di ambiente e modo di vita. La metamorfosi è regolata da attività ormonali che inducono a livello dei tessuti la distruzione di alcuni organi e lo sviluppo di altri. La metamorfosi si osserva in diversi gruppi animali, tra cui poriferi, celenterati, platelminti, anellidi policheti, crostacei, insetti, molluschi, echinodermi, alcuni pesci e gli anfibi. Negli insetti la metamorfosi può essere molto complessa, con più stadi o forme larvali (larva, ninfa, pupa e adulto) ed è considerata come un tipo particolare di muta; è regolata da una delle parti del cervello, il protocerebro, il cui ormone stimola la ghiandola protoracica a secernere l'ormone ecdisone che a sua volta scatena il meccanismo della muta; a questo si somma l'azione dell'ormone giovanile dei corpi allati (piccole ghiandole situate ai lati dell'aorta) che, se

lavoro, sospeso fra incertezza e necessità

Il nuovo progetto di LightOn San Servolo si svolge in tre fasi successive, ciascuna focalizzata su una diversa questione sociale. La prima tappa? Il lavoro, sospeso fra incertezza e necessità...


pubblicato mercoledì 8 luglio 2009

Il tentativo di tornare a percepire più direttamente ciò che accade, per contrapporsi in qualche modo alla (ir)realtà mass-mediatica; la volontà d'indagare sul quotidiano; la predilezione per un'arte dall'anima etica, piuttosto che estetica. Sono questi i propositi fondamentali de Il Caos, che, come la rubrica da cui prende nome e ispirazione, tenuta giusto quarant'anni fa sul settimanale “Il Tempo” da Pier Paolo Pasolini, nasce da quella necessità “civile” d'intervenire che così tanto sembra essere trascurata dall'attuale arte italiana.
Il lavoro, questione posta al centro di questa collettiva, non è che la prima parte di una trilogia che troverà seguito nei prossimi due anni, quando sarà completata dagli appuntamenti dedicati ai temi della migrazione e dei conflitti.
La mostra sembra meglio congegnata rispetto alla precedente, Zoom, allestita a San Servolo l’autunno scorso. In particolare, ora i lavori si trovano in un unico spazio, evitando l'utilizzo di ambienti di passaggio poco adatti alla funzione espositiva. Enrico Vezzi - L'aria di un paese - 2008A questo criterio fa eccezione l'opera di Giuseppe Stampone, una grande installazione sistemata in giardino, che - attraverso denuncia e ironia, sogno e drammatica realtà - riporta al disastro del terremoto in Abruzzo, terra d’origine dell’artista.
All’interno, come una sorta d’introduzione al percorso espositivo, il breve video estratto dal documentario sulla vertenza Alitalia, Tutti giù per aria, asseconda la volontà d’approfondire un avvenimento ritenuto di particolare rilevanza. Non un'opera d'arte, ma un intervento in linea con quella “presa diretta sulla realtà” che fa da sfondo all'intero progetto. Stesso discorso vale per l'attivazione, come appendice della mostra, di un gruppo aperto sul social network Facebook, che raccoglie riflessioni sul tema del lavoro.
Le opere di Alice Schivardi, sulla collaborazione fra diverse culture, e di Sandro Mele, che attraverso una moltiplicazione visiva documenta l'occupazione da parte degli operai di una fabbrica in Argentina, guardano soprattutto all'azione collettiva e alle relazioni interpersonali e interculturali.
Così come Il lavoro degli invisibili di Danilo Donzelli, sulla via di un apprezzabile gioco tra parole e immagini, stimola riflessioni grazie a fotografie che inquadrano dei lavavetri, di cui però non è possibile vedere i volti.
Fra tradizione e modernità si collocano i componenti della famiglia palermitana protagonista del lavoro di Marco Bonafè: un'indagine intimista, che per la sua semplicità risulta sorprendentemente incisiva. Mentre Gea Casolaro somma le singole individualità per offrire un ritratto fotografico collettivo di un paese e dei suoi lavoratori, concentrandosi sui luoghi che li rappresentano.
Marco Bonafè - Untitled - 2009
È la stessa dicotomia tra lavoro e sfera privata che appare nel video di Donatella Di Cicco, che, come l’opera di Enrico Vezzi - una bella installazione abbinata alla proiezione d'immagini -, non manca di fornire alla mostra una vena più incline al sogno e al romanticismo.

il destino non c'entra

 Quando in Italia succedono tragedie come quella dell’Abruzzo o quest’ultima di Viareggio, la prima cosa da fare, oltre che recarsi immediatamente sul posto (cosa difficile se non impossibile per i comuni mortali), è piangere i morti con lacrime amare e sacrosanto rispetto. Per le polemiche non c’è spazio, non c’è tempo e poi, diciamolo, sono talmente di cattivo gusto da far trasformare un semplice cittadino preoccupato in un pericoloso facinoroso. Lo garantisce Matteo Mastromauro per il Tg5 di Clemente J. Mimun. Ma davanti a stragi come questa, per cui il bilancio provvisorio è ormai di 21 vittime e 28 feriti in gravissime condizioni a causa delle ustioni, è cosa buona e giusta domandarsi se la tragedia poteva essere scongiurata, o perlomeno prevenuta. E pazienza se l’infame lettera scarlatta del disfattismo marchierà a fuoco le seguenti elucubrazioni.

L’impressionante deflagrazione che ha squarciato il cielo di Viareggio nella notte del 29 giugno ha una causa ben precisa: GPL, ovvero Gas Propano Liquido. Il nome di questa fonte energetica deriva appunto dal fatto che i componenti, originariamente in forma gassosa, vengono liquefatti a pressione per ragioni di pura razionalizzazione economica. Il gas pubblicizzato come la più valida alternativa alla benzina e al metano, viene trasformato in visione del trasporto di modo che - come spiega in modo esauriente l’onnisciente wikipedia - la densità del prodotto aumenti di circa 250 volte e l'ingombro si riduca a parità di massa, e quindi di energia vendibile. Le cisterne che sfrecciano sulle nostre strade, ferrate e non, sono perciò delle potenziali bombe pronte a esplodere nel momento in cui subiscono forti contraccolpi ed è inutile quanto ingenuo dire che esistono ben altre tipi di fonte energetica, quelle pulite, quelle per cui non serve trasporto ma basta un collettore.

Quello che è successo sulle banchine in stile fascista della stazione di Viareggio, così lontana dagli scintillanti locali alla moda del lungomare versiliese ma drammaticamente vicina alle case popolari di via Ponchielli, è sicuramente stata una tragica fatalità: il locomotore imbocca la stazione a 90 kilometri all’ora, l’asse del carrello che trasportava una delle cisterne cede, il vagone si rovescia facendo fuoriuscire il micidiale liquido, le scintille nate dallo stridere del metallo e la gramigna secca ai lati della banchina fanno il resto.

Non è colpa di nessuno, ma i primi a ventilare l’ipotesi di un’ecatombe evitabile sono proprio i ferrovieri. “La rottura di un asse di un carrello del vagone merci è un incidente tipico che non è stato mai tenuto nella giusta considerazione, nonostante l’elevatissimo rischio connesso - spiega una nota dei delegati RSU/RLS dell’Assemblea Nazionale dei Ferrovieri, organismo trasversale composto da lavoratori e iscritti a tutte le sigle sindacali - il fatto che i carri possano essere di proprietà delle singole aziende produttrici delle merci trasportate e non del gruppo FS non può essere utilizzato come giustificazione”.

Il vagone incriminato é in effetti proprietà della Gatx, una corporation logistica con sede a Vienna, cui andrebbe (e il condizionale qui è d’obbligo) deputato il compito di ottemperare alle direttive europee che prevedono per i carri merci revisioni di sicurezza ogni 4-6 anni. A Vienna se ne lavano però le mani, affermando che nel momento in cui il vagone viene affittato, la responsabilità manutentiva ricade sugli affittuari, che in questo caso rispondono alla partecipata novarese Sarpom, nata dal connubio di Exxon ed Erg. Per la Sarpom (che comunque nega di aver noleggiato i vagoni) il problema comunque non si pone, dato che la società cui si era affidata per la verifica tecnica dei vagoni è FS Logistica, figlia minore della società nazionale. Si ritorna così alle Ferrovie dello Stato, nella schizofrenica veste di consulente tecnico privato che deve controllare, previo pagamento, l’affidabilità dei suoi stessi clienti. Qui il cerchio si chiude.

Non è certo questo il luogo per additare impropriamente dei responsabili certi, ci penserà (con la consueta lentezza) la magistratura. Ci sono però dei quesiti cui le FS dovrebbero rispondere a prescindere da un’eventuale capo d’accusa giudiziario. Ci si chiede innanzitutto com’è possibile far passare un convoglio potenzialmente esplosivo in centri ad alta densità abitativa come Viareggio: non esistono binari sicuri? Non ci sono forse altre vie percorribili? Se dovessimo stare a quanto racconta la cronaca, pare non ce ne siano. Prendendo come riferimento casuale il 2006, scopriremo che sullo chemin de fer italiano si sono verificati ben 166 incidenti di varia entità (uno ogni due giorni) con un bilancio di 79 morti tra ferrovieri, macchinisti e passeggeri.

Se invece vogliamo guardare all’anno in corso, troveremo ben 13 incidenti gravi: il treno spezzato a metà ad Anagni (FR) il 24 gennaio, lo scontro tra locomotori a Ponte di Piave (TV) il 30 gennaio, il tir investito da un treno a Bellante (TE) il 5 febbraio, il locomotore che investe un addetto alle pulizie a Surbo (LE) il 5 marzo, l’incendio del locomotore di un treno che trasportava sostanze pericolose alla stazione di Genova Brignole il 16 maggio, il deragliamento di un treno passeggeri a Sesto Calende (VA) il 19 maggio, un altro deragliamento di un treno merci sulla linea Torino-Nizza il 25 maggio, l’incidente di un Intercity in galleria a Vernio (PO) il 4 giugno, l’ennesimo deragliamento di un treno merci a San Rossore (PI) il 6 giugno, un altro scontro tra treni merci a Valiano (PO) il 22 giugno.

Un vero e proprio bollettino di guerra, decisamente inaccettabile se si considerano le imponenti regolamentazioni e soprattutto se si ragiona in termini di introiti sui passeggeri. Le Ferrovie dello Stato hanno aumentato i loro listini, si sono concentrati su un’alta velocità che è già obsoleta e, pur trasudando debiti da tutti i pori, si sono lanciate in promiscui appalti con l’asso pigliatutto dell’industria pesante, la compagnia Marcegaglia. Evidentemente, se il disavanzo di bilancio è stato in parte colmato, le risorse e i capitali sono stati sottratti a quello che dovrebbe essere il ganglo vitale per una società di trasporti, la sicurezza.

Discussione su YouTube - Magoni & Spinetti-Il cammello e il dromedario(+ breve intro)

 

Citazione

YouTube - Magoni & Spinetti-Il cammello e il dromedario(+ breve intro)
  

Il mio secolo non mi fa paura

Il mio secolo non mi fa paura,
il mio secolo pieno di miserie e di crudeltà
il mio secolo coraggioso e eroico.
Non dirò mai che sono vissuto troppo presto
o troppo tardi.
Sono fiero di essere qui, con voi.
Amo il mio secolo che muore e rinasce
un secolo i cui ultimi giorni saranno belli:
il mio secolo splenderà un giorno
come i tuoi occhi.

incubi al simbolismo

Viaggio in tre tappe dagli
MARCO VALLORA
ANVERSA
Buona idea, al museo di Anversa che trattiene forse i più bei olii di Ensor la proposta di comparare tre tipi di «grottesco visionario», in tre diverse epoche del gusto. Quello inaugurale e transtorico di Goya, maestro di tutti; quello di Ensor, che di Goya è stato un grande cultore e collezionista; ed il simbolista francese Odilon Redon, che a suo modo filtra quella visionarietà primordiale e spesso al limite della brutalità sadica nel suo universo incantato. Redon, con le sue grandi pupille vaganti per lo spazio, i volti di donne come ipnotizzate e sognanti, le sue fragili barchette dantesche, che solcano cieli disfatti, sublima tutta la terribilità goyesca e l'esplicita polemica anarchica di Ensor, trapiantando la visionarietà verso eden celesti più pacificati e simbolisti. In linea con la poetica baudleriana e quella più mistica dei Nabis.

Allievo virtuale di Delacroix, ma molto più vicino alla spiritualità visionaria ed archeologica d'un Gustave Moreau, amico di Mallarmé e di Gide, Redon non nascose mai la sua passione per Goya: anche se ha una visione molto diversa, e meno incubante, del sogno. Espose anche alle mostre dei XX a Bruxelles, dove ebbe modo d'accostarsi alla poetica più furente e caricaturale di Ensor e di Rops. Incentrata sul genio paradossale e stridente dello grande stravagante di Ostenda, l'eterno scapolo e misantropo Ensor, che visse tutta la sua vita nella botteguccia spettrale di conchiglie e souvenir polverosi della madre vedova, convinto d'essere un pittore mediocre, infelice, ma un grandissimo compositore di musica pompier (divertenti ma impossibili le sue partiture, recentemente riscoperte in un Cd).

S'avverte subito l'impronta goyesca, che penetra le sue incisioni, anche se completamente mutato è l'universo e il suo velenoso bisturi si rivolge verso le ossessioni del mondo moderno. I giudici assatanati, i medici incapaci (tra viluppi di salassi, clisteri e budella interminabili) i trafficanti della finanza e soprattutto la folla, la terribile claustrofobica folla delle sue spiaggie, gremite d'umanità intrattenibile, la stessa che invade la scena post-modern dell'Entrata di Cristo, in una Bruxelles distratta, crudele, affaccendata in ben altre battaglie «socialiste».

Per chi volesse conoscere più a fondo la grafica imprevedibile e stravagante di Ensor, in occasione della ricca mostra dedicatagli da Flavio Arensi, a Legnano, l'editore Allemandi ha edito un completo volume dell'Opera incisa di Ensor, forse un po' impallidita nella resa, ma certo non nel graffio, ancora attualissimo, della polemica sanguinante.

GOYA. ENSOR. REDON.
ANVERSA. MUSEO DI BELLE ARTI.
FINO AL 5 LUGLIO
JAMES ENSOR. OPERA INCISA.
LEGNANO. PALAZZO LEONE DA PEREGO.
FINO AL 28 GIUGNO

Il Progetto Equalway

 

Equalway è una cooperativa nata nel 2008 con l’obiettivo di realizzare un framework collaborativo a favore dei Gruppi di Acquisto (GA, GAS, GAP etc.) e dei piccoli produttori che lavorano in ambito equosolidale, biologico e a tutela dei prodotti tipici e delle biodiversità.

Per questo abbiamo realizzato un “equalmarketplace” dove trovano spazio i produttori e i gruppi d'acquisto in modo da rendere più semplici e rapidi comunicazioni e rapporti tra gli uni e gli altri.

E' uno spazio concreto per far crescere forme di scambio economicamente sostenibili e vantaggiose che pongano in rilievo il rispetto delle persone e dell’ambiente. Crediamo che un mondo “altro” può essere raggiunto solo passando attraverso la valorizzazione di concetti quali equità, ambiente, tipicità, lavoro senza sfruttamento, relazioni umane e conoscenza.

Il commercio equo-solidale, la filiera corta, la promozione dei prodotti tipici realizzati nel rispetto dell’ambiente e delle persone, l’affermazione dei prodotti a km zero e del biologico possono infatti diventare gli strumenti attraverso cui impostare un altro modo di produrre, rapportarsi, consumare e vivere.

E tutto questo può essere realizzato solo se lo scambio di conoscenze, prodotti e servizi è agevole; se i piccoli produttori non hanno “barriere all’ingresso” in termini di competenze e tecnologia; se i gruppi di acquisto possono accedere alle informazioni e ai prodotti più facilmente che andando a fare acquisti in un centro commerciale.

Equalway vuole dunque essere uno spazio (qualche anno fa si sarebbe detto una Zona Temporaneamente Autonoma) attraverso il quale raccogliere persone, esperienze, progetti ed idee a favore dei gruppi di acquisto e, assieme, dei produttori e di realizza servizi con una logica di mercato diversa.

E qui ci sta benissimo un'esortazione che ci è cara: "siamo realisti, esigiamo l'impossibile"!

Equalway

BUTTATE LA TV!


 
Corpo: È davvero possibile insabbiare uno scandalo che domina le prime pagine dei quotidiani nazionali, è al centro di un'inchiesta giudiziaria ed è finito immediatamente nei titoli della stampa internazionale? Sì, è possibile. In questa Italia dove il presidente del Consiglio ha anche l'ultima parola sulle nomine dei direttori di cinque dei sei maggiori telegiornali, ormai non c'è più bisogno di contestare i fatti, i sospetti e le accuse: basta nasconderli, e oplà, la notizia non c'è più.

Quei quindici milioni di italiani che ogni sera si affidano ai telegiornali per sapere quello che è successo in Italia e nel mondo, quell'80 per cento di telespettatori che non leggono i giornali - dunque non leggeranno neanche questo articolo - e hanno la tv come unica fonte d'informazione, non hanno la più pallida idea di quello che è successo la settimana scorsa.

segue su:
http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-9/silenzio-telegiornali/silenzio-telegiornali.html

alla sconfitta rilanciare il conflitto sociale e l’unità della sinistra di alternativa martedì 09 giugno 2009

 

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di Paolo Ferrero
 
Le elezioni ci consegnano un panorama decisamente spostato a destra. A Livello europeo assistiamo alla vittoria delle forze conservatrici, ad una pericolosa crescita delle forze razziste e al crollo delle socialdemocrazie. Le forze della sinistra europea tengono con alcuni elementi di crescita ma certo non sfondano. Per adesso la crisi quindi lavora a destra, il disagio sociale si esprime principalmente fuori dalla politica – attraverso il non voto – o dentro una logica di guerra tra i poveri egemonizzata dalla destra.

In Italia assistiamo ad una sconfitta del tentativo berlusconiano di sfondamento costituzionale che ha voluto trasformare le elezioni in referendum sulla sua persona. Il plebiscito non c’è stato. La sconfitta dell’estremismo berlusconiano non si traduce però nella sconfitta delle destre che complessivamente non perdono voti.  La tenuta delle destre con la vittoria della sua ala razzista e populista si accompagna ad una redistribuzione di voti nell’ambito delle opposizioni: sconfitta secca del PD, raddoppio dell’Italia dei Valori, raddoppio dell’area di sinistra che però non elegge in quanto divisa in tre. Come la Lega capitalizza a destra, Di Pietro capitalizza a sinistra sulla base di un antiberlusconismo tanto urlato quanto inconsistente sui contenuti economici e sociali.

In questo contesto due sono le urgenze su cui lavorare.
 
In primo luogo la costruzione di una forte opposizione sociale, politica e culturale non solo a Berlusconi ma alla politica del governo, di confindustria, delle banche e – quando serve – al Vaticano. Occorre rompere la pace sociale che si traduce in disperazione individuale ed in impotenza di fronte alla crisi. Di fronte alla perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro vi è una drammatica assenza di iniziativa politica e sindacale che noi dobbiamo provare a forzare. Occorre ricostruire un sano conflitto sociale per evitare che la crisi continui a produrre unicamente guerre tra i poveri e che la destra estrema continui a rafforzarsi proprio a partire dalla crisi. Su questo è necessario un salto di qualità fortissimo nel lavoro politico del partito che deve essere riorganizzato dalla testa ai piedi nella direzione del lavoro sociale, della costruzione e della generalizzazione del conflitto. Occorre passare decisamente dall’opposizione urlata ma parolaia all’opposizione sociale nel paese, alla mobilitazione contro i contenuti concreti delle politiche governative.

In secondo luogo occorre avviare una iniziativa specificatamente politica sul terreno dell’unità della sinistra. L’unità della sinistra anticapitalista che abbiamo proposto e realizzato solo parzialmente nella consultazione elettorale deve essere rilanciato. Non abbiamo potuto realizzare questo obiettivo nelle elezioni europee perché vi è chi ha preferito il rapporto con  gli epigoni di Craxi all’unità della sinistra di alternativa ma non ci dobbiamo dare per vinti. Proponiamo perciò di costruire un polo della sinistra di alternativa, che a partire dal coordinamento delle forze che hanno dato vita alla lista anticapitalista e comunista si ponga l’obiettivo di costruire una rete di relazioni stabili tra tutte le forze politiche, culturali e sociali disponibili a lavorare per l’alternativa. Confronto e lavoro comune tra le forze comuniste e processo di aggregazione della sinistra di alternativa non sono processi alternativi ma due facce della stessa medaglia. Dobbiamo agire con forza questa prospettiva partendo dall’aggregazione a cui abbiamo dato vita alle europee per allargarla. Per costruire un processo di aggregazione della sinistra italiana non subalterna al PD così come abbiamo costruito una sinistra europea non subalterna alle socialdemocrazie.

Non abbiamo raggiunto il risultato che ci prefiggevamo alle europee ma abbiamo rimesso in moto il partito e lo abbiamo ridislocato nell’iniziativa politica. Si tratta ora di valorizzare il lavoro fatto producendo un salto di qualità sia nella costruzione dell’opposizione sociale che nell’iniziativa unitaria a sinistra. Dentro una crisi che stà cambiando tutto è possibile operare per un suo sbocco a sinistra. Questo è il compito dei comunisti oggi.



grillo parla al senato

Il comico è stato ascoltato in audizione dalla commissione affari Costituzionali di Palazzo Madama
per il ddl di iniziativa popolare sull'ineleggibilità dei condannati e la reintroduzione della preferenza
Grillo contro tutti, show al Senato
Agli atti 'psiconano' e 'zoccole'
"Avete approvato il lodo Alfano per evitare la galera a Berlusconi ora volete limitare il diritto del cittadino
ad essere informato. Siete illegali, incostituzionali ed antidemocratici. Dimettetevi al più presto"

Grillo contro tutti, show al Senato Agli atti 'psiconano' e 'zoccole'

Beppe Grillo in commissione Affari Costituzionali al Senato
ROMA - Beppe Grillo approda in parlamento e il termine 'psiconano', che il comico genovese ha usato in tanti spettacoli e comizi di piazza per definire il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, è stato sdoganato nell'Aula del senato e finisce agli atti. Insieme alla parola 'zoccole'. Come rappresentante dei promotori del disegno di legge di iniziativa popolare sull'ineleggibilità dei condannati e la reintroduzione della preferenza, Grillo è stato ascoltato in audizione dalla commissione affari Costituzionali di Palazzo Madama.

Beppe Grillo, in completo blu e camicia bianca con cravatta, si è presentato puntuale davanti ai senatori. "Voi non siete abituati ad ascoltare gente di spettacolo, e io non sono abituato a voi", ha subito premesso, prima di iniziare a leggere un testo dai toni durissimi. "Oggi viene approvata - ha sottolineato - una legge che limita le intercettazioni e mette il bavaglio all'informazione. Io sarò, presumo, il primo condannato perché farò disubbidienza civile. Il primo pensiero dello 'psiconano' non è il Paese, ma sempre e solo non farsi beccare. Avete approvato il lodo Alfano per evitare che Berlusconi finisse in galera, ora volete limitare il diritto del cittadino ad essere informato".

Secondo Grillo, però, "la marea sta montando, lo 'psiconano' può fare comizi ormai solo nelle piazze chiuse, in cui fa entrare come a Firenze, come a Prato, solo la sua claque. Ha inventato la piazza chiusa, lo difendono la sua scorta e gli avvocati. Gli sono rimasti quelli, insieme a uno stuolo di giornalisti definiti servi dalla stampa estera. Gli italiani non stanno più con lui, e tantomeno con chi gli ha permesso come Violante e Fassino per 15 anni di superare ogni conflitto di interesse".

"E' veramente uno schifo - ha accusato il comico genovese - che tra i nostri rappresentanti ci siano condannati in primo grado, in secondo grado o indagati. Senatori come Cuffaro e Dell'Utri sono senatori per meriti giudiziari".

"Questa Commissione, questo Parlamento, non hanno nulla a che fare - ha continuato Grillo - con la democrazia. Sei persone hanno deciso i nomi di chi doveva diventare deputato e senatore, hanno scelto 993 amici, avvocati e scusate il termine, qualche zoccola. E li hanno eletti. Li hanno eletti loro, non i cittadini, che non hanno potuto scegliere i loro rappresentanti".

"Siete vecchi ed antistorici. Siete 20 e 18 di voi leggono i giornali. Voi andate da una parte e il mondo va dall'altra", ha replicato Grillo ai senatori che gli chiedevano lumi sulla legge di iniziativa popolare. Parole del comico che non sono state gradite da Maria Teresa Incostante del Pd. "No senatrice non mi riferivo certo all'anagrafe. Voi - ha aggiunto Grillo - vi state informando sul 'Il Resto del Carlino' questo è il simbolo del vostro essere vecchi, mentre io mi informo sulla rete".

"Questa commissione - ha rincarato la dose Grillo -, questo Parlamento, non hanno nulla a che fare con la democrazia. Cari membri della Commissione siete illegali, incostituzionali ed antidemocratici. Per rispetto a voi stessi e agli italiani dovreste dimettervi al più presto. Luigi De Magistris e Sonia Alfano sono due italiani per bene eletti da cittadini per bene. De Magistris ha avuto 450 mila voti, il secondo in Italia. La signora Alfano 165 mila voti, la prima donna in Italia, senza televisioni e senza giornali. Chi si è recato alle urne ha potuto sceglierli, perché questo non deve essere possibile anche per il Parlamento italiano?".

"I partiti hanno occupato la democrazia - ha accusato ancora Grillo - E' tempo che tolgano il disturbo. La politica non è un mestiere, due legislature sono dieci anni, tempo sufficiente per servire il Paese poi si ritorna alla propria professione. Sapete che molti parlamentari hanno doppio stipendio come 'ma va là Ghedini' che prende lo stipendio come deputato e come avvocato del presidente del Consiglio".

(10 giugno 2009)

pirati all'europarlamento

Clamoroso successo in Svezia: con il 7,4% otterranno forse due eurodeputati
Il portavoce italiano: "Qui siamo ancora molto indietro"

I Pirati all'Europarlamento
"Difenderemo la libertà sul web"

di ALESSANDRO LONGO


I Pirati all'Europarlamento "Difenderemo la libertà sul web"

Sostenitori del Partito pirata in Svezia

Il Partito Pirata, per la prima volta nella storia, entrerà nel Parlamento Europeo, avendo ottenuto in Svezia il 7,4 per cento dei voti. Una svolta che racconta come muta il sentimento popolare intorno ai temi del copyright in internet, perché scopo principale del Partito Pirata è rivoluzionare le leggi sulla tutela del diritto d'autore. È un partito con diramazioni in vari Paesi europei, anche in Italia. Come ben sanno anche i suoi sostenitori, è però molto improbabile che si replichi da noi il successo svedese.

«Quella in Svezia è stata una bellissima vittoria, che probabilmente porterà al Partito Pirata due seggi in Parlamento. Nei giorni precedenti la votazione, era accreditato al 6 per cento. Insomma, non poteva andare meglio», dice a Repubblica.it Alessandro Bottoni, portavoce del Partito Pirata italiano.
In Svezia ha ottenuto 200 mila voti, contro i 35 mila del 2006, quando ha provato per la prima volta il salto in Europa. È ora il quinto partito in Svezia e, si calcola, il più popolare tra chi ha meno di 30 anni.

L'entusiasmo per questa prima volta deve però fare i conti con la realtà, spiega Bottoni: «Ci sono Partiti Pirata anche in Spagna, Germania, Francia, Polonia, Regno Unito, Italia, Finlandia. Ma solo in Svezia sono riusciti ad andare alle elezioni europee. In alcuni Paesi - Germania, Francia, Regno Unito - non sono riusciti a raccogliere abbastanza firme. In altri non ci hanno nemmeno provato», continua Bottoni. «E in Italia il massimo che siamo riusciti a fare è che mi sono candidato come indipendente nelle liste Sinistra e Libertà». Che non è riuscita a entrare nel Parlamento europeo.

«Da noi c'è molto meno interesse, rispetto alla Svezia, per i temi della libertà di internet e per la riforma del copyright. Credo che nei prossimi dieci anni almeno, il Partito Pirata non riuscirà a ottenere niente da noi». E la posizione del Partito Pirata italiano è pure più moderata di quella svedese. Se lì l'obiettivo è eliminare il copyright tout court, «da noi proponiamo un compromesso tra i diritti degli utenti, degli autori e degli editori. Non vogliamo abolire il copyright, ma rendere libero e legale lo scambio di opere tra utenti, purché non a scopo di lucro ma solo per uso personale».

Bottoni cerca di sensibilizzare la popolazione su questi temi, pur consapevole che l'impresa darà frutti forse solo sulle prossime generazioni. «In Europa però già la vittoria del partito svedese potrà cambiare qualcosa», aggiunge. «Un successo che si deve in parte al processo svedese contro Pirate Bay, ma non solo. È segno che i giovani vogliono ormai riconosciuto come diritto dei cittadini un'abitudine radicata, che vedono come normale: poter scambiare musica, film e giochi con i propri amici». Forse, adesso, «i governi saranno più cauti, abbandoneranno la linea dura contro il peer to peer, tutta a favore delle lobby dei copyright. Perché, con la vittoria svedese, sanno che sta crescendo un sentimento popolare ormai inarrestabile».

(8 giugno 2009)

 
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