Il nuovo progetto di LightOn San Servolo si svolge in tre fasi successive, ciascuna focalizzata su una diversa questione sociale. La prima tappa? Il lavoro, sospeso fra incertezza e necessità...
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pubblicato mercoledì 8 luglio 2009
Il
tentativo di tornare a percepire più direttamente ciò che accade, per
contrapporsi in qualche modo alla (ir)realtà mass-mediatica; la volontà
d'indagare sul quotidiano; la predilezione per un'arte dall'anima
etica, piuttosto che estetica. Sono questi i propositi fondamentali de Il Caos, che, come la rubrica da cui prende nome e ispirazione, tenuta giusto quarant'anni fa sul settimanale “Il Tempo” da Pier Paolo Pasolini, nasce da quella necessità “civile” d'intervenire che così tanto sembra essere trascurata dall'attuale arte italiana. Il
lavoro, questione posta al centro di questa collettiva, non è che la
prima parte di una trilogia che troverà seguito nei prossimi due anni,
quando sarà completata dagli appuntamenti dedicati ai temi della
migrazione e dei conflitti. La mostra sembra meglio congegnata rispetto alla precedente, Zoom,
allestita a San Servolo l’autunno scorso. In particolare, ora i lavori
si trovano in un unico spazio, evitando l'utilizzo di ambienti di
passaggio poco adatti alla funzione espositiva.  A questo criterio fa eccezione l'opera di Giuseppe Stampone,
una grande installazione sistemata in giardino, che - attraverso
denuncia e ironia, sogno e drammatica realtà - riporta al disastro del
terremoto in Abruzzo, terra d’origine dell’artista. All’interno,
come una sorta d’introduzione al percorso espositivo, il breve video
estratto dal documentario sulla vertenza Alitalia, Tutti giù per aria,
asseconda la volontà d’approfondire un avvenimento ritenuto di
particolare rilevanza. Non un'opera d'arte, ma un intervento in linea
con quella “presa diretta sulla realtà” che fa da sfondo all'intero
progetto. Stesso discorso vale per l'attivazione, come appendice della
mostra, di un gruppo aperto sul social network Facebook, che raccoglie
riflessioni sul tema del lavoro. Le opere di Alice Schivardi, sulla collaborazione fra diverse culture, e di Sandro Mele,
che attraverso una moltiplicazione visiva documenta l'occupazione da
parte degli operai di una fabbrica in Argentina, guardano soprattutto
all'azione collettiva e alle relazioni interpersonali e interculturali.
Così come Il lavoro degli invisibili di Danilo Donzelli,
sulla via di un apprezzabile gioco tra parole e immagini, stimola
riflessioni grazie a fotografie che inquadrano dei lavavetri, di cui
però non è possibile vedere i volti. Fra tradizione e modernità si collocano i componenti della famiglia palermitana protagonista del lavoro di Marco Bonafè: un'indagine intimista, che per la sua semplicità risulta sorprendentemente incisiva. Mentre Gea Casolaro
somma le singole individualità per offrire un ritratto fotografico
collettivo di un paese e dei suoi lavoratori, concentrandosi sui luoghi
che li rappresentano.  È la stessa dicotomia tra lavoro e sfera privata che appare nel video di Donatella Di Cicco, che, come l’opera di Enrico Vezzi
- una bella installazione abbinata alla proiezione d'immagini -, non
manca di fornire alla mostra una vena più incline al sogno e al
romanticismo. | Quando in Italia succedono tragedie come quella dell’Abruzzo o
quest’ultima di Viareggio, la prima cosa da fare, oltre che recarsi
immediatamente sul posto (cosa difficile se non impossibile per i
comuni mortali), è piangere i morti con lacrime amare e sacrosanto
rispetto. Per le polemiche non c’è spazio, non c’è tempo e poi,
diciamolo, sono talmente di cattivo gusto da far trasformare un
semplice cittadino preoccupato in un pericoloso facinoroso. Lo
garantisce Matteo Mastromauro per il Tg5 di Clemente J.
Mimun. Ma davanti a stragi come questa, per cui il bilancio provvisorio
è ormai di 21 vittime e 28 feriti in gravissime condizioni a causa
delle ustioni, è cosa buona e giusta domandarsi se la tragedia poteva
essere scongiurata, o perlomeno prevenuta. E pazienza se l’infame
lettera scarlatta del disfattismo marchierà a fuoco le seguenti
elucubrazioni.
L’impressionante deflagrazione che ha squarciato il cielo di
Viareggio nella notte del 29 giugno ha una causa ben precisa: GPL,
ovvero Gas Propano Liquido. Il nome di questa fonte energetica deriva
appunto dal fatto che i componenti, originariamente in forma gassosa,
vengono liquefatti a pressione per ragioni di pura razionalizzazione
economica. Il gas pubblicizzato come la più valida alternativa alla
benzina e al metano, viene trasformato in visione del trasporto di modo
che - come spiega in modo esauriente l’onnisciente wikipedia - la
densità del prodotto aumenti di circa 250 volte e l'ingombro si riduca
a parità di massa, e quindi di energia vendibile. Le cisterne che
sfrecciano sulle nostre strade, ferrate e non, sono perciò delle
potenziali bombe pronte a esplodere nel momento in cui subiscono forti
contraccolpi ed è inutile quanto ingenuo dire che esistono ben altre
tipi di fonte energetica, quelle pulite, quelle per cui non serve
trasporto ma basta un collettore.
Quello che è successo sulle banchine in stile fascista della stazione
di Viareggio, così lontana dagli scintillanti locali alla moda del
lungomare versiliese ma drammaticamente vicina alle case popolari di
via Ponchielli, è sicuramente stata una tragica fatalità: il locomotore
imbocca la stazione a 90 kilometri all’ora, l’asse del carrello che
trasportava una delle cisterne cede, il vagone si rovescia facendo
fuoriuscire il micidiale liquido, le scintille nate dallo stridere del
metallo e la gramigna secca ai lati della banchina fanno il resto.
Non è colpa di nessuno, ma i primi a ventilare l’ipotesi di un’ecatombe
evitabile sono proprio i ferrovieri. “La rottura di un asse di un
carrello del vagone merci è un incidente tipico che non è stato mai
tenuto nella giusta considerazione, nonostante l’elevatissimo rischio
connesso - spiega una nota dei delegati RSU/RLS dell’Assemblea
Nazionale dei Ferrovieri, organismo trasversale composto da lavoratori
e iscritti a tutte le sigle sindacali - il fatto che i carri possano
essere di proprietà delle singole aziende produttrici delle merci
trasportate e non del gruppo FS non può essere utilizzato come
giustificazione”.
Il vagone incriminato é in effetti proprietà della Gatx, una
corporation logistica con sede a Vienna, cui andrebbe (e il
condizionale qui è d’obbligo) deputato il compito di ottemperare alle
direttive europee che prevedono per i carri merci revisioni di
sicurezza ogni 4-6 anni. A Vienna se ne lavano però le mani, affermando
che nel momento in cui il vagone viene affittato, la responsabilità
manutentiva ricade sugli affittuari, che in questo caso rispondono alla
partecipata novarese Sarpom, nata dal connubio di Exxon ed Erg. Per la
Sarpom (che comunque nega di aver noleggiato i vagoni) il problema
comunque non si pone, dato che la società cui si era affidata per la
verifica tecnica dei vagoni è FS Logistica, figlia minore della società
nazionale. Si ritorna così alle Ferrovie dello Stato, nella
schizofrenica veste di consulente tecnico privato che deve controllare,
previo pagamento, l’affidabilità dei suoi stessi clienti. Qui il
cerchio si chiude.
Non è certo questo il luogo per additare impropriamente dei
responsabili certi, ci penserà (con la consueta lentezza) la
magistratura. Ci sono però dei quesiti cui le FS dovrebbero rispondere
a prescindere da un’eventuale capo d’accusa giudiziario. Ci si chiede
innanzitutto com’è possibile far passare un convoglio potenzialmente
esplosivo in centri ad alta densità abitativa come Viareggio: non
esistono binari sicuri? Non ci sono forse altre vie percorribili? Se
dovessimo stare a quanto racconta la cronaca, pare non ce ne siano.
Prendendo come riferimento casuale il 2006, scopriremo che sullo chemin de fer
italiano si sono verificati ben 166 incidenti di varia entità (uno ogni
due giorni) con un bilancio di 79 morti tra ferrovieri, macchinisti e
passeggeri.
Se invece vogliamo guardare all’anno in corso, troveremo ben 13
incidenti gravi: il treno spezzato a metà ad Anagni (FR) il 24 gennaio,
lo scontro tra locomotori a Ponte di Piave (TV) il 30 gennaio, il tir
investito da un treno a Bellante (TE) il 5 febbraio, il locomotore che
investe un addetto alle pulizie a Surbo (LE) il 5 marzo, l’incendio del
locomotore di un treno che trasportava sostanze pericolose alla
stazione di Genova Brignole il 16 maggio, il deragliamento di un treno
passeggeri a Sesto Calende (VA) il 19 maggio, un altro deragliamento di
un treno merci sulla linea Torino-Nizza il 25 maggio, l’incidente di un
Intercity in galleria a Vernio (PO) il 4 giugno, l’ennesimo
deragliamento di un treno merci a San Rossore (PI) il 6 giugno, un
altro scontro tra treni merci a Valiano (PO) il 22 giugno.
Un vero e proprio bollettino di guerra, decisamente inaccettabile se si
considerano le imponenti regolamentazioni e soprattutto se si ragiona
in termini di introiti sui passeggeri. Le Ferrovie dello Stato hanno
aumentato i loro listini, si sono concentrati su un’alta velocità che è
già obsoleta e, pur trasudando debiti da tutti i pori, si sono lanciate
in promiscui appalti con l’asso pigliatutto dell’industria pesante, la
compagnia Marcegaglia. Evidentemente, se il disavanzo di bilancio è
stato in parte colmato, le risorse e i capitali sono stati sottratti a
quello che dovrebbe essere il ganglo vitale per una società di
trasporti, la sicurezza.
Il mio secolo non mi fa paura,
il mio secolo pieno di miserie e di crudeltà
il mio secolo coraggioso e eroico.
Non dirò mai che sono vissuto troppo presto
o troppo tardi.
Sono fiero di essere qui, con voi.
Amo il mio secolo che muore e rinasce
un secolo i cui ultimi giorni saranno belli:
il mio secolo splenderà un giorno
come i tuoi occhi.
Viaggio in tre tappe dagli
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| MARCO VALLORA |
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ANVERSA
Buona idea, al museo di Anversa che trattiene forse i più bei olii di
Ensor la proposta di comparare tre tipi di «grottesco visionario», in
tre diverse epoche del gusto. Quello inaugurale e transtorico di Goya,
maestro di tutti; quello di Ensor, che di Goya è stato un grande
cultore e collezionista; ed il simbolista francese Odilon Redon, che a
suo modo filtra quella visionarietà primordiale e spesso al limite
della brutalità sadica nel suo universo incantato. Redon, con le sue
grandi pupille vaganti per lo spazio, i volti di donne come ipnotizzate
e sognanti, le sue fragili barchette dantesche, che solcano cieli
disfatti, sublima tutta la terribilità goyesca e l'esplicita polemica
anarchica di Ensor, trapiantando la visionarietà verso eden celesti più
pacificati e simbolisti. In linea con la poetica baudleriana e quella
più mistica dei Nabis.
Allievo virtuale di Delacroix, ma molto più vicino alla spiritualità
visionaria ed archeologica d'un Gustave Moreau, amico di Mallarmé e di
Gide, Redon non nascose mai la sua passione per Goya: anche se ha una
visione molto diversa, e meno incubante, del sogno. Espose anche alle
mostre dei XX a Bruxelles, dove ebbe modo d'accostarsi alla poetica più
furente e caricaturale di Ensor e di Rops. Incentrata sul genio
paradossale e stridente dello grande stravagante di Ostenda, l'eterno
scapolo e misantropo Ensor, che visse tutta la sua vita nella
botteguccia spettrale di conchiglie e souvenir polverosi della madre
vedova, convinto d'essere un pittore mediocre, infelice, ma un
grandissimo compositore di musica pompier (divertenti ma impossibili le
sue partiture, recentemente riscoperte in un Cd).
S'avverte subito l'impronta goyesca, che penetra le sue incisioni,
anche se completamente mutato è l'universo e il suo velenoso bisturi si
rivolge verso le ossessioni del mondo moderno. I giudici assatanati, i
medici incapaci (tra viluppi di salassi, clisteri e budella
interminabili) i trafficanti della finanza e soprattutto la folla, la
terribile claustrofobica folla delle sue spiaggie, gremite d'umanità
intrattenibile, la stessa che invade la scena post-modern dell'Entrata
di Cristo, in una Bruxelles distratta, crudele, affaccendata in ben
altre battaglie «socialiste».
Per chi volesse conoscere più a fondo la grafica imprevedibile e
stravagante di Ensor, in occasione della ricca mostra dedicatagli da
Flavio Arensi, a Legnano, l'editore Allemandi ha edito un completo
volume dell'Opera incisa di Ensor, forse un po' impallidita nella resa,
ma certo non nel graffio, ancora attualissimo, della polemica
sanguinante.
GOYA. ENSOR. REDON.
ANVERSA. MUSEO DI BELLE ARTI.
FINO AL 5 LUGLIO
JAMES ENSOR. OPERA INCISA.
LEGNANO. PALAZZO LEONE DA PEREGO.
FINO AL 28 GIUGNO
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Equalway è
una cooperativa nata nel 2008 con l’obiettivo di realizzare un
framework collaborativo a favore dei Gruppi di Acquisto (GA, GAS, GAP
etc.) e dei piccoli produttori che lavorano in ambito equosolidale,
biologico e a tutela dei prodotti tipici e delle biodiversità.
Per questo abbiamo realizzato un “equalmarketplace” dove trovano
spazio i produttori e i gruppi d'acquisto in modo da rendere più
semplici e rapidi comunicazioni e rapporti tra gli uni e gli altri.
E' uno spazio concreto per far crescere forme di scambio
economicamente sostenibili e vantaggiose che pongano in rilievo il
rispetto delle persone e dell’ambiente. Crediamo che un mondo “altro”
può essere raggiunto solo passando attraverso la valorizzazione di
concetti quali equità, ambiente, tipicità, lavoro senza sfruttamento,
relazioni umane e conoscenza.
Il commercio equo-solidale, la filiera corta, la promozione dei
prodotti tipici realizzati nel rispetto dell’ambiente e delle persone,
l’affermazione dei prodotti a km zero e del biologico possono infatti
diventare gli strumenti attraverso cui impostare un altro modo di
produrre, rapportarsi, consumare e vivere.
E tutto questo può essere realizzato solo se lo scambio di
conoscenze, prodotti e servizi è agevole; se i piccoli produttori non
hanno “barriere all’ingresso” in termini di competenze e tecnologia; se
i gruppi di acquisto possono accedere alle informazioni e ai prodotti
più facilmente che andando a fare acquisti in un centro commerciale.
Equalway vuole dunque essere uno spazio (qualche anno fa si
sarebbe detto una Zona Temporaneamente Autonoma) attraverso il quale
raccogliere persone, esperienze, progetti ed idee a favore dei gruppi
di acquisto e, assieme, dei produttori e di realizza servizi con una
logica di mercato diversa.
E qui ci sta benissimo un'esortazione che ci è cara: "siamo realisti, esigiamo l'impossibile"!
Equalway
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Corpo:
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È
davvero possibile insabbiare uno scandalo che domina le prime pagine
dei quotidiani nazionali, è al centro di un'inchiesta giudiziaria ed è
finito immediatamente nei titoli della stampa internazionale? Sì,
è possibile. In questa Italia dove il presidente del Consiglio ha anche
l'ultima parola sulle nomine dei direttori di cinque dei sei maggiori
telegiornali, ormai non c'è più bisogno di contestare i fatti, i
sospetti e le accuse: basta nasconderli, e oplà, la notizia non c'è più.
Quei
quindici milioni di italiani che ogni sera si affidano ai telegiornali
per sapere quello che è successo in Italia e nel mondo, quell'80 per
cento di telespettatori che non leggono i giornali - dunque non
leggeranno neanche questo articolo - e hanno la tv come unica fonte d'informazione, non hanno la più pallida idea di quello che è successo la settimana scorsa.
segue su: http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-9/silenzio-telegiornali/silenzio-telegiornali.html | |
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di Paolo Ferrero
Le elezioni ci consegnano un panorama decisamente spostato a destra. A Livello europeo assistiamo alla vittoria delle forze conservatrici, ad
una pericolosa crescita delle forze razziste e al crollo delle
socialdemocrazie. Le forze della sinistra europea tengono con alcuni
elementi di crescita ma certo non sfondano. Per adesso la crisi quindi
lavora a destra, il disagio sociale si esprime principalmente fuori
dalla politica – attraverso il non voto – o dentro una logica di guerra
tra i poveri egemonizzata dalla destra.
In Italia assistiamo ad una sconfitta del tentativo berlusconiano di
sfondamento costituzionale che ha voluto trasformare le elezioni in
referendum sulla sua persona. Il plebiscito non c’è stato. La sconfitta
dell’estremismo berlusconiano non si traduce però nella sconfitta delle
destre che complessivamente non perdono voti. La tenuta delle destre
con la vittoria della sua ala razzista e populista si accompagna ad una
redistribuzione di voti nell’ambito delle opposizioni: sconfitta secca
del PD, raddoppio dell’Italia dei Valori, raddoppio dell’area di
sinistra che però non elegge in quanto divisa in tre. Come la Lega
capitalizza a destra, Di Pietro capitalizza a sinistra sulla base di un
antiberlusconismo tanto urlato quanto inconsistente sui contenuti
economici e sociali.
In questo contesto due sono le urgenze su cui lavorare.
In primo luogo la costruzione di una forte opposizione sociale,
politica e culturale non solo a Berlusconi ma alla politica del
governo, di confindustria, delle banche e – quando serve – al Vaticano.
Occorre rompere la pace sociale che si traduce in disperazione
individuale ed in impotenza di fronte alla crisi. Di fronte alla
perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro vi è una drammatica
assenza di iniziativa politica e sindacale che noi dobbiamo provare a
forzare. Occorre ricostruire un sano conflitto sociale per evitare che
la crisi continui a produrre unicamente guerre tra i poveri e che la
destra estrema continui a rafforzarsi proprio a partire dalla crisi. Su
questo è necessario un salto di qualità fortissimo nel lavoro politico
del partito che deve essere riorganizzato dalla testa ai piedi nella
direzione del lavoro sociale, della costruzione e della
generalizzazione del conflitto. Occorre passare decisamente
dall’opposizione urlata ma parolaia all’opposizione sociale nel paese,
alla mobilitazione contro i contenuti concreti delle politiche
governative.
In secondo luogo occorre avviare una iniziativa specificatamente
politica sul terreno dell’unità della sinistra. L’unità della sinistra
anticapitalista che abbiamo proposto e realizzato solo parzialmente
nella consultazione elettorale deve essere rilanciato. Non abbiamo
potuto realizzare questo obiettivo nelle elezioni europee perché vi è
chi ha preferito il rapporto con gli epigoni di Craxi all’unità della
sinistra di alternativa ma non ci dobbiamo dare per vinti. Proponiamo
perciò di costruire un polo della sinistra di alternativa, che a
partire dal coordinamento delle forze che hanno dato vita alla lista
anticapitalista e comunista si ponga l’obiettivo di costruire una rete
di relazioni stabili tra tutte le forze politiche, culturali e sociali
disponibili a lavorare per l’alternativa. Confronto e lavoro comune tra
le forze comuniste e processo di aggregazione della sinistra di
alternativa non sono processi alternativi ma due facce della stessa
medaglia. Dobbiamo agire con forza questa prospettiva partendo
dall’aggregazione a cui abbiamo dato vita alle europee per allargarla.
Per costruire un processo di aggregazione della sinistra italiana non
subalterna al PD così come abbiamo costruito una sinistra europea non
subalterna alle socialdemocrazie.
Non abbiamo raggiunto il risultato che ci prefiggevamo alle
europee ma abbiamo rimesso in moto il partito e lo abbiamo ridislocato
nell’iniziativa politica. Si tratta ora di valorizzare il lavoro fatto
producendo un salto di qualità sia nella costruzione dell’opposizione
sociale che nell’iniziativa unitaria a sinistra. Dentro una crisi che
stà cambiando tutto è possibile operare per un suo sbocco a sinistra.
Questo è il compito dei comunisti oggi.
| Il comico è stato ascoltato in audizione dalla commissione affari Costituzionali di Palazzo Madama per il ddl di iniziativa popolare sull'ineleggibilità dei condannati e la reintroduzione della preferenza Grillo contro tutti, show al Senato Agli atti 'psiconano' e 'zoccole' "Avete approvato il lodo Alfano per evitare la galera a Berlusconi ora volete limitare il diritto del cittadino ad essere informato. Siete illegali, incostituzionali ed antidemocratici. Dimettetevi al più presto"
Grillo contro tutti, show al Senato Agli atti 'psiconano' e 'zoccole'
Beppe Grillo in commissione Affari Costituzionali al Senato ROMA
- Beppe Grillo approda in parlamento e il termine 'psiconano', che il
comico genovese ha usato in tanti spettacoli e comizi di piazza per
definire il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, è stato
sdoganato nell'Aula del senato e finisce agli atti. Insieme alla parola
'zoccole'. Come rappresentante dei promotori del disegno di legge di
iniziativa popolare sull'ineleggibilità dei condannati e la
reintroduzione della preferenza, Grillo è stato ascoltato in audizione
dalla commissione affari Costituzionali di Palazzo Madama.
Beppe
Grillo, in completo blu e camicia bianca con cravatta, si è presentato
puntuale davanti ai senatori. "Voi non siete abituati ad ascoltare
gente di spettacolo, e io non sono abituato a voi", ha subito premesso,
prima di iniziare a leggere un testo dai toni durissimi. "Oggi viene
approvata - ha sottolineato - una legge che limita le intercettazioni e mette il bavaglio all'informazione.
Io sarò, presumo, il primo condannato perché farò disubbidienza civile.
Il primo pensiero dello 'psiconano' non è il Paese, ma sempre e solo
non farsi beccare. Avete approvato il lodo Alfano per evitare che
Berlusconi finisse in galera, ora volete limitare il diritto del
cittadino ad essere informato".
Secondo Grillo, però, "la marea
sta montando, lo 'psiconano' può fare comizi ormai solo nelle piazze
chiuse, in cui fa entrare come a Firenze, come a Prato, solo la sua
claque. Ha inventato la piazza chiusa, lo difendono la sua scorta e gli
avvocati. Gli sono rimasti quelli, insieme a uno stuolo di giornalisti
definiti servi dalla stampa estera. Gli italiani non stanno più con
lui, e tantomeno con chi gli ha permesso come Violante e Fassino per 15
anni di superare ogni conflitto di interesse".
"E' veramente uno
schifo - ha accusato il comico genovese - che tra i nostri
rappresentanti ci siano condannati in primo grado, in secondo grado o
indagati. Senatori come Cuffaro e Dell'Utri sono senatori per meriti
giudiziari".
"Questa Commissione, questo Parlamento, non hanno
nulla a che fare - ha continuato Grillo - con la democrazia. Sei
persone hanno deciso i nomi di chi doveva diventare deputato e
senatore, hanno scelto 993 amici, avvocati e scusate il termine,
qualche zoccola. E li hanno eletti. Li hanno eletti loro, non i
cittadini, che non hanno potuto scegliere i loro rappresentanti".
"Siete
vecchi ed antistorici. Siete 20 e 18 di voi leggono i giornali. Voi
andate da una parte e il mondo va dall'altra", ha replicato Grillo ai
senatori che gli chiedevano lumi sulla legge di iniziativa popolare.
Parole del comico che non sono state gradite da Maria Teresa Incostante
del Pd. "No senatrice non mi riferivo certo all'anagrafe. Voi - ha
aggiunto Grillo - vi state informando sul 'Il Resto del Carlino' questo
è il simbolo del vostro essere vecchi, mentre io mi informo sulla rete".
"Questa
commissione - ha rincarato la dose Grillo -, questo Parlamento, non
hanno nulla a che fare con la democrazia. Cari membri della Commissione
siete illegali, incostituzionali ed antidemocratici. Per
rispetto a voi stessi e agli italiani dovreste dimettervi al più
presto. Luigi De Magistris e Sonia Alfano sono due italiani per bene
eletti da cittadini per bene. De Magistris ha avuto 450 mila voti, il
secondo in Italia. La signora Alfano 165 mila voti, la prima donna in
Italia, senza televisioni e senza giornali. Chi si è recato alle urne
ha potuto sceglierli, perché questo non deve essere possibile anche per
il Parlamento italiano?".
"I partiti hanno occupato la
democrazia - ha accusato ancora Grillo - E' tempo che tolgano il
disturbo. La politica non è un mestiere, due legislature sono dieci
anni, tempo sufficiente per servire il Paese poi si ritorna alla
propria professione. Sapete che molti parlamentari hanno doppio
stipendio come 'ma va là Ghedini' che prende lo stipendio come deputato
e come avvocato del presidente del Consiglio".
(10 giugno 2009)
Clamoroso successo in Svezia: con il 7,4% otterranno forse due eurodeputati Il portavoce italiano: "Qui siamo ancora molto indietro"
I Pirati all'Europarlamento "Difenderemo la libertà sul web"
di ALESSANDRO LONGO
Sostenitori del Partito pirata in Svezia
Il Partito Pirata, per la prima volta nella storia, entrerà nel
Parlamento Europeo, avendo ottenuto in Svezia il 7,4 per cento dei
voti. Una svolta che racconta come muta il sentimento popolare intorno
ai temi del copyright in internet, perché scopo principale del Partito
Pirata è rivoluzionare le leggi sulla tutela del diritto d'autore. È un
partito con diramazioni in vari Paesi europei, anche in Italia. Come
ben sanno anche i suoi sostenitori, è però molto improbabile che si
replichi da noi il successo svedese.
«Quella in Svezia è stata una bellissima vittoria, che probabilmente
porterà al Partito Pirata due seggi in Parlamento. Nei giorni
precedenti la votazione, era accreditato al 6 per cento. Insomma, non
poteva andare meglio», dice a Repubblica.it Alessandro Bottoni, portavoce del Partito Pirata italiano.
In Svezia ha ottenuto 200 mila voti, contro i 35 mila del 2006, quando
ha provato per la prima volta il salto in Europa. È ora il quinto
partito in Svezia e, si calcola, il più popolare tra chi ha meno di 30
anni.
L'entusiasmo per questa prima volta deve però fare i conti con la
realtà, spiega Bottoni: «Ci sono Partiti Pirata anche in Spagna,
Germania, Francia, Polonia, Regno Unito, Italia, Finlandia. Ma solo in
Svezia sono riusciti ad andare alle elezioni europee. In alcuni Paesi -
Germania, Francia, Regno Unito - non sono riusciti a raccogliere
abbastanza firme. In altri non ci hanno nemmeno provato», continua
Bottoni. «E in Italia il massimo che siamo riusciti a fare è che mi
sono candidato come indipendente nelle liste Sinistra e Libertà». Che
non è riuscita a entrare nel Parlamento europeo.
«Da noi c'è molto meno interesse, rispetto alla Svezia, per i temi
della libertà di internet e per la riforma del copyright. Credo che nei
prossimi dieci anni almeno, il Partito Pirata non riuscirà a ottenere
niente da noi». E la posizione del Partito Pirata italiano è pure più
moderata di quella svedese. Se lì l'obiettivo è eliminare il copyright
tout court, «da noi proponiamo un compromesso tra i diritti degli
utenti, degli autori e degli editori. Non vogliamo abolire il
copyright, ma rendere libero e legale lo scambio di opere tra utenti,
purché non a scopo di lucro ma solo per uso personale».
Bottoni cerca di sensibilizzare la popolazione su questi temi, pur
consapevole che l'impresa darà frutti forse solo sulle prossime
generazioni. «In Europa però già la vittoria del partito svedese potrà
cambiare qualcosa», aggiunge. «Un successo che si deve in parte al processo svedese contro Pirate Bay,
ma non solo. È segno che i giovani vogliono ormai riconosciuto come
diritto dei cittadini un'abitudine radicata, che vedono come normale:
poter scambiare musica, film e giochi con i propri amici». Forse,
adesso, «i governi saranno più cauti, abbandoneranno la linea dura contro il peer to peer,
tutta a favore delle lobby dei copyright. Perché, con la vittoria
svedese, sanno che sta crescendo un sentimento popolare ormai
inarrestabile».
(8 giugno 2009)
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